Svolta decisiva nell'intricata cessione dell'ex Ilva. Il fondo indiano Jindal Steel International ha formalizzato una proposta vincolante, guadagnando terreno sul rivale americano Flacks Group, che non ha fornito i chiarimenti essenziali attesi. La partita per il futuro del polo siderurgico italiano, tra decarbonizzazione e tutela occupazionale, entra nella fase cruciale.
Conciliare la transizione ecologica con la piena tutela occupazionale è l'imperativo per l'industria nazionale.
Jindal Steel International (JSI) ha presentato una 'proposta vincolante' ai commissari, ora comparabile con l'offerta di Flacks Group. Quest'ultimo ha però clamorosamente omesso le integrazioni richieste su piano industriale e risorse, compromettendo la sua posizione. La valutazione comparativa è imminente; entrambi i contendenti sollecitano incontri chiarificatori.
Il piano JSI prevede una transizione con due altiforni a carbone, per poi raggiungere la piena decarbonizzazione con forni elettrici entro il 2030 e sei milioni di tonnellate di acciaio green. L'integrazione con impianti in Oman per il preridotto sosterrebbe i siti a valle italiani. Flacks propone anch'esso sei milioni di tonnellate ma i suoi 8.500 occupati sono ritenuti irrealistici, generando scetticismo.
Il nodo occupazionale è centrale: 9.702 lavoratori diretti, inclusi 7.920 a Taranto, e 1.600 in cassa integrazione dal 2018. Il destino di migliaia di famiglie dipende da questa decisione. Il verdetto delle terne commissariali, sotto l'impulso del ministro Urso, è imminente, definendo un capitolo cruciale per l'industria siderurgica e il suo impatto sociale nel Paese.
Fonte: agi.it