Di fronte all'emergenza energetica, l'Italia prolunga l'utilizzo delle centrali a carbone fino al 2038, superando di tredici anni la scadenza originaria. Questa controversa decisione, inserita nel 'decreto bollette', genera un acceso dibattito politico, mentre il provvedimento introduce anche misure contro il telemarketing e incentivi per trasporti più ecologici.

La proroga è definita 'giusta e responsabile' dai deputati della Lega in una fase di crisi internazionale, ma il Partito Democratico la bolla come 'chiacchiere pericolose e propaganda'.

La spinta a riabilitare il combustibile fossile più inquinante, promossa da Lega e Azione, mira a garantire la sicurezza energetica nazionale. Il ministro Tommaso Foti giustifica la scelta come imperativo per 'utilizzare al meglio tutte le fonti nell'immediato'. Tuttavia, critiche veementi da PD e Europa Verde denunciano 'climafreghismo' e l'inefficacia di riattivare impianti fermi da anni, sollevando seri interrogativi sulla strategia adottata.

La convenienza economica del carbone è legata a condizioni precise: il Ministero valuta la sostenibilità solo se il gas superasse i 70 euro/MWh, soglia distante dagli attuali 55 euro. Cruciale sarebbe anche un eventuale allentamento delle normative europee sugli ETS, su cui l'Italia preme. Una tendenza che non isola il nostro Paese, con Stati Uniti, Giappone e Germania che stanno riconsiderando o ritardando i propri piani di dismissione.

Oltre all'energia, il decreto bollette rafforza la tutela dei consumatori: i contratti luce e gas siglati telefonicamente saranno nulli senza consenso formale, le società dovranno essere identificabili e l'Agcom potrà bloccare le linee abusive. Parallelamente, i proventi delle aste ETS saranno destinati a incentivare il trasporto pubblico a basse emissioni e favorire il riequilibrio modale delle merci da strada a mare/ferrovia, delineando un ventaglio di interventi dalle ampie implicazioni.

Fonte: ansa.it