Stretto di Hormuz: Blocco Totale, Crisi Energetica Globale Imminente

Il conflitto mediorientale ha trasformato lo Stretto di Hormuz in "zona di operazioni belliche", paralizzando un vitale corridoio marittimo. Il traffico è crollato del 90%, con miliardi di dollari in merci bloccate, facendo esplodere i costi di trasporto energetico e minacciando la stabilità dei mercati globali.

Il tasso di nolo per le superpetroliere VLCC ha raggiunto un picco record di W419, con un costo giornaliero che supera i 423.000 dollari, quasi dieci volte la media in tempi stabili.

Dichiarato ufficialmente "zona di operazioni belliche" dai primi giorni del nuovo conflitto in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz è ormai quasi totalmente bloccato. Il transito giornaliero è precipitato da oltre 130 navi a un massimo di cinque, una riduzione del volume di traffico pari al 90-94%. L'International Maritime Organizzativo stima oltre 1.000 imbarcazioni ferme e almeno 3.000 navi commerciali bloccate nel Golfo Persico, con un valore complessivo di navi e merci superiore ai 25 miliardi di dollari, la metà delle quali trasporta petrolio o gas.

Questa interruzione ha causato un'impennata vertiginosa nei costi del trasporto marittimo di energia. L'intensificarsi del conflitto, con Teheran che ha iniziato a colpire le navi in transito, ha spinto i noli delle superpetroliere verso massimi mai registrati prima. Il tasso di nolo di riferimento per le VLCC (Very Large Crude Carriers) è balzato a W419, traducendosi in un costo giornaliero superiore ai 423.000 dollari, una cifra quasi dieci volte superiore alla media operativa in condizioni di mercato stabili. Il sistema Worldscale evidenzia un rincaro del 419% sulla tariffa standard per quella rotta, impattando gravemente l'intera filiera.

Le ripercussioni di questa crisi sono globali e sistemiche. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 20% del petrolio mondiale e un quinto del GNL globale; il blocco mette a rischio la stabilità dei prezzi energetici e la continuità delle forniture verso l'Asia e l'Europa. La crisi interessa direttamente circa 20.000 marinai rimasti bloccati a bordo delle imbarcazioni in una zona ad alto rischio di attacchi. Molte compagnie di navigazione, tra cui la MSC, hanno sospeso le prenotazioni o ordinato alle navi di dirigersi verso porti sicuri, attendendo scorte militari o corridoi protetti, un segnale inequivocabile della precarietà che incombe sul commercio internazionale.

Fonte: agi.it